La tavola, assieme al Sant’Ubaldo Vescovo (inv. 313), costituivano rispettivamente il pannello centrale e quello laterale sinistro di un trittico o di un più ampio polittico smembrato di cui non si ha notizia. La presenza di sant’Ubaldo, vescovo e patrono di Gubbio, consente di indirizzare la realizzazione verso l’area umbro-marchigiana, dove il culto del santo trovò diffusione e dove ne sopravvivono diverse testimonianze iconografiche. Caratteristiche del maestro a cui sono state attribuite le due tavole sono la definizione gracile e sottile delle fisionomie e la definizione psicologica pacata dei personaggi.

Come nel Santo Apostolo (inv. 7155), la mancanza di attributi iconografici non consente una precisa identificazione; i due Santi, assieme al San Pietro e al San Giacomo già in collezione Berenson a Settignano e ora di proprietà dello Harvard Center of Renaissance Studies, in origine trovavano posto nei pilastri laterali di un polittico già sull’altare della famiglia Sandei nella chiesa di Santa Sofia a Venezia. Nelle tavolette l’eleganza e l’estrema perizia di esecuzione, tipiche dell’artista marchigiano, si uniscono a una straordinaria monumentalità, probabile rimando alla scultura veneziana coeva.

In origine probabilmente parte centrale di un polittico smembrato, la tavola richiama l’opera di Michele di Matteo di analogo soggetto conservata ai Musei Civici di Pisa. Sebbene non all’altezza dei dipinti precedenti del pittore bolognese, la scena si distingue per il preziosismo della tecnica, evidente nella ricca veste della Vergine, nei bordi a elementi geometrici del manto di Cristo e nei motivi decorativi delle due corone-aureole.

Il polittico venne commissionato, probabilmente da Giovanni di Mattiolio 'Merciaio' come appare nell'iscrizione in basso sulla tavola centrale.
Si trovava nella chiesa del convento femminile delle suore domenicane di S. Pietro Martire in Bologna.
Nulla nella sua iconografia rimanda però a questa sede tranne il colore bianco e nero che appare nelle delle vesti dei santi della predella.

Come nel Santo Apostolo con libro (inv. 7156), la mancanza di attributi iconografici non consente una precisa identificazione; i due Santi, assieme al San Pietro e al San Giacomo già in collezione Berenson a Settignano e ora di proprietà dello Harvard Center of Renaissance Studies, in origine trovavano posto nei pilastri laterali di un polittico già sull’altare della famiglia Sandei nella chiesa di Santa Sofia a Venezia. Nelle tavolette l’eleganza e l’estrema perizia di esecuzione, tipiche dell’artista marchigiano, si uniscono a una straordinaria monumentalità, probabile rimando alla scultura veneziana coeva.

Questa tavola, che segue in modo ormai stanco le cadenze tardogotiche, insieme ad altre due raffiguranti Sant'Andrea Corsini, San Procardo, fu eseguita dal maestro nella tarda maturità , dopo il ritorno da Siena.
Interessante la presenza del Sant'Andrea Corsini, inserito nel calendario carmelitano solo nel 1462.
L'opera fu commissionata a date decisamente tarde da quello stesso ordine e per la stessa chiesa che aveva visto attivo nel 1437 Paolo Uccello.
La ricostruzione iconografica si deve a P. Antonio Pinci.