Inizialmente attribuita a Martin Schongauer, la tavola è stata in seguito riferita all’ambito fiammingo, a cui rimandano la fisionomia della Vergine, il drappeggio, la raffigurazione delle piante e il motivo del broccato dell’abito che spunta sotto il mantello. In particolare questa Madonna con Bambino, ambientata nell’hortus conclusus, il giardino circoscritto che allude alla verginità di Maria, si avvicina alle figure di Rogier van der Weyden e potrebbe appartenere alla diffusa corrente dei seguaci del maestro fiammingo.

Già nella Certosa di Bologna, cui era stato donato da Niccolò V in memoria del vescovo Niccolò Albergati, il polittico, datato 1450, fu eseguito in collaborazione (forse con prevalenza di Bartolomeo) dai due fratelli muranesi, tra i maggiori esponenti della pittura lagunare al passaggio tra il momento tardogotico e quello rinascimentale.

La tavola che, assieme alla Visitazione della Vergine e sant’Elisabetta (inv. 203), in origine costituiva una delle due ali mobili collegata a un pezzo mediano oggi non noto, presenta evidenti rimandi alle invenzioni di Rogier van der Weyden e della sua cerchia. Incerto rimane il luogo di produzione dei due dipinti che, nella marmorizzatura del dorso, rimandano ai Paesi Bassi, mentre nelle fisionomie, soprattutto quelle degli angeli, e nel colorito sembrano spostarsi in direzione della Svevia.

Riferita all'incirca allo stesso periodo del polittico della Certosa (1450), l'opera è una delle più interessanti testimonianze della presenza di dipinti dei veneti Vivarini in Emilia-Romagna.

La tavola che, assieme all’Annunciazione (inv. 208), in origine costituiva una delle due ali mobili collegata a un pezzo mediano oggi non noto, presenta evidenti rimandi rimandi alle invenzioni di Rogier van der Weyden e della sua cerchia. Incerto rimane il luogo di produzione dei due dipinti che, nella marmorizzatura del dorso, rimandano ai Paesi Bassi, mentre nelle fisionomie, soprattutto quelle degli angeli, e nel colorito sembrano spostarsi in direzione della Svevia.

Si tratta dell'ordine superiore di un complesso eseguito per l'altare maggiore della chiesa dei SS. Vitale ed Agricola dal quale fu rimosso circa un secolo dopo, intorno al 1580.
La firma e la data d'esecuzione (1476) nell'ordine inferiore (attualmente non esposto), conferiscono al complesso un'importanza fondamentale nello studio dell'artista, essendo questa l'unica opera datata.