Uno dei capisaldi, unitamente alle opere di Cremona, Venezia, Pavia, della diffusione settentrionale di quella nuova "dolcezza nei colori unita" che il Vasari esaltò nel Francia e nel Perugino.
Eseguita dopo il 1497, forse già  allo scadere del secolo per la cappella Scarani in San Giovanni in Monte.

Unanimamente riconosciuta al Franciabigio dalla critica più recente, che l'ha variamente datata fra la prima metà  del secondo decennio del Cinquecento e gli inizi di quello successivo.
Recupera pensieri di Fra' Bartolomeo e Mariotto Albertinelli nella tenera e accostabile umanità  delle figure, all'insegna della maestosità "sentimentale" delle Madonne di Andrea del Sarto.

Risalente alla prima maturità dell'artista, fu forse eseguita all'epoca della morte del Francia, da cui certamente è desunto lo spirito profondamente devoto che promana da quest'opera, insieme alla salda tornitura delle forme ed alla tavolozza smagliante.

L'opera riprende i moduli classicheggianti della pittura fiorita intorno alla fiorentina Scuola di San Marco, sui quali si innestano richiami iconografici e formali alle Madonne fiorentine di Raffaello.

Eseguita intorno al 1513 per la cappella della beata Elena Duglioli, che aveva costruito la propria immagine di santità richiamandosi alla leggenda di santa Cecilia.
La figura della martire viene proposta in una inedita raffigurazione "musicale" carica di significati simbolici, che agli occhi del devoto richiama i temi dell'amore divino e del disprezzo dei beni mondani, simboleggiati dagli strumenti della musica terrena e profana abbandonati a terra.
Una delle opere predilette dai Carracci e da Guido Reni, rivestì un ruolo fondamentale nell'ambito della cultura figurativa dell'Ideale Classico seicentesco.

Forse la più tarda tra le opere del Bugiardini per Bologna, importante per l'evoluzione in senso "monumentale" del locale classicismo raffaellesco fra la terza e la quarta decade.