Realizzata per la Comunità di San Giovanni in Persiceto dopo aver eseguito la pala per l’altare della stessa nella collegiata di San Giovanni Battista, la tela è entrata in Pinacoteca a seguito delle soppressioni e nonostante le ripetute richieste della municipalità della cittadina emiliana per riaverla, l’opera è sempre rimasta nel museo bolognese. Purtroppo lo stato conservativo non permette di apprezzare appieno la raffinatezza dei toni, ancora visibile nel delicato angelo che suggerisce il testo a san Matteo.

Il grande dipinto, che mostra un'interpretazione in chiave plastica dei modelli carracceschi, fu forse la prima importante opera pubblica commissionata all'artista prima del 1608.

Destinata alla chiesa di San Giovanni in Monte, fu commissionata dalla famiglia Ratta nel 1617 e conclusa tra il 1621 e il 1625.
La composizione molto studiata e complessa (numerosi disegni preparatori si trovano a Parigi presso il Louvre e a Windsor Castle) incontrò apprezzamenti presso i contemporanei, ma sollevò anche polemiche, soprattutto a causa dell'oscurità dei simboli e del significato delle scene raffigurate nella zona inferiore.
Trasportata a Parigi in età napoleonica (1796), fu restituita nel 1815.

Commissionato il 19 dicembre 1668, il dipinto fu collocato nella cappella Davia della chiesa di Santa Lucia dei Gesuiti vari anni dopo, il 9 giugno 1680 come ricordano testimonianze antiche, anche contemporaneee.
Costituisce un esempio tra i più nobili della tradizione accademica della pittura bolognese del Seicento.

La grande pala, la più vasta tra quelle eseguite da Domenichino, fu donata da Pietro de' Carli al convento di Sant'Agnese di Bologna nel 1625.
Fu iniziata verso il 1619 e conclusa anni alcuni dopo a Roma, dove l'artista si era recato nel 1621.
Numerosissimi i disegni preparatori conservati a Windsor Castle.
Dopo alcune critiche iniziali alle quali reagì Malvasia (1678), l'opera incontrò l'entusiastico apprezzamento degli artisti e degli scrittori fino alla storica stroncatura di J. Ruskin.

Il dipinto, come attestato da una scritta sul retro, fu commissionato da una suora del monastero di San Giovanni Battista, Alessandra Ratta, e fu collocato in chiesa il 17 giugno 1604.
Opera monumentale, si situa dopo il viaggio romano (1602) e rivela nella pacatezza della disposizione delle figure come nel disegno un ritmo più solenne e misurato.